L’azoto per il confezionamento alimentare viene impiegato per ridurre la presenza di ossigeno nelle confezioni e limitare i fenomeni di ossidazione. È uno dei gas utilizzati nel confezionamento in atmosfera protettiva, con modalità diverse a seconda dell’alimento.
Per chi gestisce una linea di packaging, le questioni da affrontare sono due: quale atmosfera serve al prodotto e come alimentare la confezionatrice con un gas adeguato. È su questo secondo aspetto che entra in gioco la produzione di azoto on-site.
Cos’è il confezionamento in atmosfera protettiva?
Nel confezionamento in atmosfera protettiva, o MAP — Modified Atmosphere Packaging, l’aria presente nella confezione viene sostituita o modificata con un gas o una miscela prima della chiusura.
Non si tratta semplicemente di togliere l’aria, come nel sottovuoto. L’obiettivo è ottenere una composizione gassosa adatta all’alimento, abbinata a un imballaggio con le corrette caratteristiche di barriera e tenuta.
Azoto, anidride carbonica e, in alcune applicazioni, ossigeno svolgono funzioni differenti. Non esiste una miscela valida per tutti i prodotti.
Perché si utilizza l’azoto per il confezionamento alimentare?
L’azoto è un gas inerte nelle normali condizioni di confezionamento. Sostituendo parte dell’aria, riduce il contatto dell’alimento con l’ossigeno e aiuta a rallentare l’ossidazione, compreso l’irrancidimento dei grassi.
È inoltre poco solubile in acqua e grassi. Per questo può contribuire a mantenere il volume della confezione, anche nelle miscele con anidride carbonica, che può invece essere assorbita dall’alimento.
Il ruolo dell’azoto non è sterilizzare il prodotto, ma contribuire a creare l’atmosfera prevista dal processo di confezionamento.
Quali vantaggi offre l’atmosfera protettiva?
Quando alimento, miscela e imballaggio sono valutati insieme, il confezionamento in atmosfera protettiva può aiutare a preservare le caratteristiche del prodotto e prolungarne la conservazione.
Per snack, frutta a guscio e caffè, ad esempio, contenere l’ossidazione è importante per mantenere qualità e aroma. Negli alimenti secchi conta anche la protezione dall’umidità: la presenza di azoto non sostituisce le caratteristiche di barriera del materiale di confezionamento.
Una maggiore durata commerciale può agevolare la distribuzione e contribuire a ridurre gli scarti. L’estensione della shelf life deve però essere verificata sul prodotto specifico, non ricavata da una percentuale di azoto o da un valore standard.
Azoto da solo o insieme ad altri gas?
L’azoto può essere utilizzato da solo in alcune applicazioni, oppure come componente di una miscela.
L’anidride carbonica può contribuire a limitare lo sviluppo di alcuni microrganismi. L’ossigeno, pur favorendo l’ossidazione in molti alimenti, può essere necessario in determinate applicazioni, ad esempio per la respirazione dei prodotti ortofrutticoli.
La scelta dell’atmosfera spetta quindi a chi definisce e valida il processo alimentare. Produrre azoto in azienda non significa poter sostituire automaticamente con solo azoto una miscela già utilizzata.
Qualità del gas e sicurezza alimentare
Per il confezionamento, la sola percentuale di azoto non descrive tutti i requisiti del gas. Vanno considerati anche eventuali contaminanti, trattamento dell’aria, materiali, distribuzione, manutenzione e verifiche previste dal sistema di autocontrollo.
Un riferimento tecnico è la guida EIGA sui generatori di azoto on-site per uso alimentare, dedicata alla progettazione e alla gestione di questi impianti.
Anche la purezza del gas erogato e l’ossigeno residuo nella confezione sono due controlli diversi: il risultato finale dipende dall’intero processo di confezionamento.
L’atmosfera protettiva non sostituisce igiene, corretta conservazione e catena del freddo, dove prevista. La riduzione dell’ossigeno non impedisce lo sviluppo di tutti i microrganismi: valutazione dei rischi e validazione della shelf life restano essenziali.
Produrre azoto per il confezionamento alimentare on-site
Un generatore PSA separa l’azoto dall’aria compressa, rendendolo disponibile direttamente nello stabilimento. La produzione interna può ridurre la dipendenza dalle consegne e la gestione delle bombole, soprattutto quando il consumo è regolare.
La convenienza va valutata confrontando la fornitura attuale con investimento, energia, trattamento dell’aria, manutenzione e controlli del nuovo impianto. Non è un risparmio automatico né uguale per tutte le aziende.
ILT Energia propone i generatori di azoto Serie Nitro, basati sulla tecnologia PSA. Il packaging alimentare rientra tra le applicazioni indicate per la gamma; l’idoneità della configurazione va verificata rispetto ai requisiti della specifica linea.
Quali dati servono per dimensionare il generatore?
Prima di scegliere il sistema, occorre raccogliere:
- requisiti del gas e livello di ossigeno residuo ammesso nella confezione
- consumo medio, picchi e numero di confezionatrici attive contemporaneamente
- pressione richiesta e ore di funzionamento
- disponibilità e qualità dell’aria compressa
- esigenze di controllo, manutenzione e alimentazione di riserva
Purezza e portata vanno valutate insieme: nei sistemi PSA una purezza più elevata può ridurre la portata disponibile e aumentare il fabbisogno di aria compressa. Ne parliamo nell’approfondimento sulla purezza dell’azoto e la configurazione della Serie Nitro.
Una sorgente di azoto adatta alla vostra linea
Per valutare la produzione on-site, il punto di partenza è il fabbisogno della confezionatrice, insieme ai requisiti definiti per l’alimento e per il gas.
State valutando l’azoto on-site per il confezionamento alimentare? Contattate ILT Energia indicando prodotto confezionato, consumi, pressione e requisiti di qualità del gas: sono le informazioni da cui partire per analizzare la configurazione della Serie Nitro.





